Lentamente

    La lentezza mi spaventa. Non essere perennemente con l'acqua alla gola è uno status che non avevo mai provato prima, o forse sì, ai tempi della scuola, ma anche quel periodo era fatto di ansie - seppur molto diverse da quelle di un adulto. Quindi cosa succede: quando finalmente arrivo a riva, quando il livello dell'acqua comincia a scendere, paradossalmente inizio a sentire sensi di colpa, e se non devo più annaspare per salvarmi (per sopravvivere), allora cosa sto facendo? Mi godo il Sole? Guardo i bambini giocare con castelli di sabbia? Posso farlo? Cosa penseranno di me gli altri se sono abbastanza tranquilla da poter aprire un libro sotto l'ombrellone in attesa del prossimo Tsunami?
Un giorno io ripenserò a questo periodo e sarò contenta di non aver forzato le cose. Sarò contenta di essermi presa del tempo perché potevo farlo. Nello stesso modo in cui adesso guardo indietro e vedo una Cecilia che non si è mai concessa il tempo giusto per recuperare. Neanche quando ne aveva davvero bisogno. Il lavoro, i soldi, l'indipendenza. Sono i tre concetti chiave che mi hanno ancorata ad uno stile di vita  - l'unico -  che mi dava soddisfazione, che mi faceva (che mi fa) sentire "utile" . Ci sono volte in cui bisogna fare un passo laterale e guardarci dal di fuori, analizzare criticamente i nostri pensieri e parlarci. Cosa pensiamo che sia giusto, cosa pensiamo che sia sbagliato, da dove vengono queste idee, cosa diremmo ai noi stessi del passato oggi.

Questi pensieri ancora primordiali e ancora molto confusi, come si sarà capito, troveranno piano piano una logica. La psicoterapia e la scrittura mi aiutano a smantellare questi enormi massi deformati in piccole pietre modellabili.

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