Capitolo 11 - Le emozioni
Oggi, che non è ieri, salto a capofitto nei ricordi perché quando c'è qualcosa che mi permette di farlo, allora ne approfitto. Non mi serve una scusa, mi serve una giustificazione. E mettiamoci anche che non riesco a concentrarmi sullo studio, perché ho questo pensiero in testa: voglio scrivere e vedere cosa viene fuori. Ho un po' l'ansia da prestazione, anche se nessuno sa che sono tornata a pubblicare.
Ma cosa volevo dire-
10 (dieci) anni fa partivo per il Canada. Ad essere onesti era ieri il decimo anniversario, ma mi fermo oggi a scriverci due righe al riguardo. Perché penso che questi 10 anni siano così importanti? Perché non 9? 8? 11? Ho la sensazione - a volte - che la mia vita, ogni dieci anni, decida di prendere una svolta importante.
Inizio le superiori; mi sposo/parto per un paese straniero; muore mio padre/decido di intraprendere un percorso di studi. Se volessimo indagare più a fondo potremmo trovare facilmente eventi altrettanto importanti con altre cadenze temporali, ma lasciamo che sia questa convinzione a dominare il pensiero (il mio).
Cosa ricordo di quel giorno? È questo che mi sto chiedendo e me lo chiedo con insistenza e non so perché.
Stranamente ricordo molto. Ricordo che c'erano persone importanti intorno a me, c'era tristezza, c'era paura, c'era il pianto al momento del decollo. Il pianto. Una reazione fisiologica che per tanti, troppi anni ho ripudiato, evitato, giudicato imbarazzante. Neanche la terapia riusciva a farmi cambiare idea al riguardo: quando sentivo la commozione, tentavo di reprimere quell'impulso ad esternarla con le lacrime. Mi ci è voluto un lutto per capire che piangere va bene. Piangere è ok. Oggi posso piangere per tanti motivi, non solo legati ad un'emozione come la tristezza, ma anche per qualcosa di bello, come può essere la tenerezza, la gioia. A volte mi chiedo: se avessi saputo esprimere meglio le mie emozioni, come sarebbe stata quella partenza? Se avessi dato voce al mio mondo interiore, come sarebbe stata la mia vita in Canada? Quando ero lontana, quando mi sentivo un fiocco di neve in una delle tante bufere invernali? Come si fa a capire che quello che viviamo dentro è importante quanto quello che viviamo al di fuori? Come essere umani abbiamo la facoltà (ed il dovere) di entrare in punta di piedi nei nostri processi mentali, esplorare le nostre vie interiori, interrogarci sul come e sul perché di certe dinamiche. Possiamo cambiarle, se non ci piacciono, abbiamo questo potere, benché nascosto. Ci vuole delicatezza, verso di sé. Siamo fragili dopotutto.
Commenti
Posta un commento